Profilo geografico e socio-economico del paese

Cittadina di circa 3.500 abitanti, situata a 645 metri slm, si trova sulla linea ferroviaria Avellino – Rocchetta S.A.; dista 41 km da Avellino e 95 km da Napoli, località collegate con moderni autoservizi di linea. La superficie complessiva del Comune è 66,90 kmq,di cui 59,09 costituiscono la superficie forestale, la maggior parte boschiva. Il paese vanta un considerevole patrimonio artistico, architettonico, storico e culturale:

  • La Chiesa Madre, Collegiata, dedicata a S. Maria Assunta presenta numerose opere di artisti bagnolesi come le tele del D’Asti e del Cestaro e le statue lignee del De Venuta. Il vero gioiello della chiesa è il Coro ligneo, un capolavoro d’intaglio dichiarato nel 1912 opera d’arte d’interesse nazionale. Realizzato tra il 1652 e il 1657 da artisti bagnolesi e da Giacomo Bonavita da Lauro, interamente in legno di noce nazionale, è composto da 19 stalli.
  • La chiesa e monastero di S. Domenico sorta nel 1490 e sviluppatasi nel 1500 grazie all’opera dell’illustre concittadino, frate Ambrogio Salvio con il caratteristico e maestoso campanile, alto circa 30 mt e dalla struttura architettonica particolare.
  • Il convento di S. Rocco del 1500, la chiesa di S.Margherita voluta dalla contessa Margherita Orsini, il monastero di S. Caterina da Siena edificato nel 1600, il Castello Normanno Svevo sono altri edifici di notevole importanza storica.
  • Il centro storico, situato alle spalle della chiesa Madre, è un borgo medioevale che ha ospitato una comunità di ebrei da cui il nome Giudecca.
  • In Corso Garibaldi si trova l’opera più datata presente a Bagnoli, un affresco del 1300 che raffigura la Madonna con Bambino.
  • La Torre dell’Orologio presenta alla base la fontana del Gavitone e a lato una suggestiva pianta di Carpine che affonda le sue radici nel muro.

Il territorio di Bagnoli, per la maggior parte montuoso, interamente coperto da una folta vegetazione, presenta tratti di suggestiva bellezza. L’Altopiano Laceno col suo omonimo laghetto è una vera oasi naturalistica; a partire dagli anni ’60 su di esso è stato edificato un caratteristico villaggio formato da villette unifamiliari immerse nel verde. Alle falde del Monte Raiamagra è situata la stazione sciistica, con moderni impianti di risalita e attrezzature confortevoli. Il Laceno è un rinomato centro di villeggiatura estivo ed invernale, ha una ricettività alberghiera tra le più consistenti della Campania ed è meta frequentatissima di turisti e di appassionati della montagna e degli sport invernali. Il turismo e le attività connesse occupano un ruolo di primo piano nell’economia bagnolese rappresentando la risorsa economica più consistente. I verdi pascoli dei pianori e delle valli di tutto il comprensorio sono il presupposto per la fiorente industria armentizia. Altre risorse economiche sono rappresentate dai castagneti, Bagnoli ha una produzione annua di 12.000 quintali di castagne. Il Tartufo nero di Bagnoli, già rinomato dall’800, rappresenta un’altra entrata economica consistente; infatti molti sono i cercatori di tartufi che traggono provento dal commercio di questo prodotto. I prodotti del sottobosco, quali: funghi, fragole e origano, concorrono a formare il reddito della comunità.

Il territorio di Bagnoli ha avuto frequentazione di popoli fin dalla lontanissima età del bronzo. Ritrovamenti archeologici confermano lo stanziamento di popolazioni, di origine e provenienza appenninica. Dopo la conquista romana, nel 268 A.C., sulle nostre montagne fu deportata una popolazione del Piceno, che si era ribellata; il massiccio da allora prese il nome di monti Picentini.La guerra dei soci italici contro Roma, per la questione della cittadinanza romana e la successiva guerra civile tra Mario e Silla, apportò devastazioni in tutto il territorio. Di questo periodo è la nascita di “Civitanova”, un villaggio ubicato presso l’attuale Fontigliano; zona da sempre denominata “CIVITA”. Al tempo del principe Pandolfo di Benevento, Civitanova era un fiorente villaggio.
Nell’847 d.C. il ducato di Benevento fu diviso in due principato; il nostro territorio fu aggregato a quello di Salerno e la linea di confine era a ridosso di Nusco e di Fontigliano; le bande saracene al soldo dei principi longobardi in lotta fra di loro, devastarono e saccheggiarono Civitanova. Gli abitanti per sfuggire alle incursioni, si trasferirono a Bagnoli, luogo già fortificato.Del periodo longobardo, l’insediamento presso l’attuale Fontigliano, era certamente quello più significativo; nel territorio però esistevano altri agglomerati, molti erano di modeste dimensioni, composti da poche casupole; ubicati in prossimità di sorgenti perenni o torrenti; questi insediamenti erano denominati “casali” e di alcuni se ne tramandano i nomi. Il casale Balneolo occupava una posizione strategica ed il castello longobardo era stato edificato presso di esso sul poggio anticamente denominato “Lafelia”, termine longobardo che significa la rocca, la fortificazione. Dopo l’arrivo degli abitanti di Civitanova, Balneolo divenne un centro consistente, crebbe di importanza e cominciò ad essere mensionato nei documenti longobardi del tempo; infatti, nel 901 lo si trova citato per una donazione fatta al monastero di San Benedetto di Salerno da tal Erimanno conte di Conza. Nel 1001 descritto in modo dettagliato come centro autonomo viene citato per una concessione di tal Orso, figlio di tal Gisilberto da Montella a d un certo Giovanni per servizi militari prestati. sorge in definitiva prima dell’anno Mille come centro fortificato a difesa del ducato longobardo di Salerno. Al tempo della minore età di Federico II, Diopoldo di Hohenburg Schweisspeunt, capitano tedesco, ne fa un centro di rilevanza strategica; il paese divenne una piazza d’armi, fu cinto da poderose mura e munito di un formidabile castello, situato sul poggio detto Serra, e dominante tutta l’alta valle del Calore. Fu in questo periodo che gli abitanti di tutti i casali si stabilirono in Bagnoli, allettati dalle promesse del feudatario tedesco e per sfuggire alle scorrerie delle truppe francesi del De Brienne, che combatteva contro il capitano tedesco per conto del pontefice Innocenzo III. Per molto tempo Bagnoli fu demanio reggio, finchè al tempo degli Aragonesi fu dato in feudo, insieme con Montella e Cassano alla famiglia Cavaniglia, spagnoli imparentati con i Caracciolo e gli Orsini. In tale periodo il paese conobbe i più notevoli benefici di progresso e rinnovamento, diverse iniziative produttive furono migliorate ed ingrandite. Accanto all’industria armentizia, che gli Aragonesi favorirono considerevolmente, sorsero in questo periodo la bachicoltura, e soprattutto la produzione dei tessuti, filatura e tintoria; la famosa “Pezza Bagnolese” per secoli costituì un capo importante di corredo da sposa. Bagnoli ospitò anche una comunità ebraica, gli ebrei si stabilirono nel rione denominato “Giudecca”, e andarono a costituire il nervo di quel ceto di commercianti ed artigiani, che tanto ha contribuito, nei secoli al progresso del paese. Luogo di ritrovo degli accademici Pontaniani, Bagnoli, ispirò il poeta Sannazzaro, che da questi luoghi trasse diversi spunti per il suo poema “ARCADIA”. Eretto a ducato nel 1611, fu tenuto in feudo dalla famiglia Maiorca –Strozzi, fino al 1806, quando fu abolita la feudalità. Custodi gelosi e fieri della loro libertà i Bagnolesi imponevano sempre ai diversi feudatari il giuramento dei “Capitoli”, norme e privilegi riguardanti gli usi civici sul demanio da parte della popolazione. La rivoluzione del 1799 e i moti Carbonari del 1820, videro i Bagnolesi parte attiva, e la restaurazione conseguente si fece sentire in questi luoghi in modo più cocente. Quaranta famiglie furono interdette dai traffici e dai commerci, segnando il declino di tutte le attività produttive. Bagnoli Irpino è famoso per aver dato i natali: a Leonardo Di Capua, medico, scienziato, filosofo del 1600; a Domenico D’Aulisio, giureconsulto di fama nazionale; a Ambrogio Salvio, vicario generale dell’ordine dei domenicani confessore di CarloV; al sommo scultore Domenico Di Venuta; e ai pittori Andrea D’Asti, Jacopo Cestaro e Michele Lenzi.